Einstein 1905: il genio all’opera

C’è un volto che rappresenta un po’ per tutti l’incarnazione della scienza: è quello di Albert Einstein, lo scienziato più fotografato in assoluto, sorpreso in una varietà di atteggiamenti che rimandano ad una personalità dalle mille sfaccettature tutte improntate a vivacità intellettuale e simpatia. Sono immagini che suscitano il desiderio di conoscere meglio che tipo di uomo si celava dietro al sorriso bonario, agli occhi penetranti, all’espressione pacifica e combattiva allo stesso tempo. Non mancano le occasioni per rispondere a tale interrogativi. Le biografie sono numerose, anche se non tutte all’altezza del suo spessore umano; i suoi scritti, molto personali, ci permettono di tracciare un identikit nel quale si fondono intuizione, fantasia, rigore logico e tensione morale.

Tuttavia viene il sospetto che i resiconti non siano sufficienti; soprattutto per quanto riguarda la sua attività di scienziato, il suo lavoro di indagatore dei segreti del “Grande Vecchio”, la sua originalità di “apripista” di nuove strade del pensiero. Del resto lui stesso ci ha messo in guardia dal giudicare il lavoro degli scienziati solo da quello che dicono o che viene loro attribuito.Bisogna piuttosto puntare lo sguardo su ciò che fanno, bisogna sorprenderli “all’opera”: radiografarli nella fase in cui mettono a fuoco i grandi interrogativi che avviano la ricerca; come pure nei momenti del dubbio e dello sconforto per un calcolo matematico che non quadra; vederli agire nella routine del lavoro quotidiano, che per gli uomini curiosi come i veri scienziati non è mai banale ne’ privo di novità; immortalarli al culmine della sorpresa per un risultato inatteso o per la scoperta di un fenomeno imprevisto; o ancora assorti nella riflessione preoccupata sulle possibili conseguenze negative dei propri studi.

Un’occasione per applicare su Einstein tale azione radiografica sarà offerta al Meeting 2004 dalla mostra “Einstein 1905: il genio all’opera” che avvierà, con qualche mese di anticipo, le celebrazioni per il centenario di quello che viene spesso indicato come il suo annus mirabilis. È nel 1905 infatti che il ventiseienne impiegato dell’ufficio brevetti di Berna pubblica tre articoli destinati a dare un nuovo corso alla fisica: in essi viene spiegato il fenomeno noto come moto browniano; viene data un’interpretazione dell’effetto fotoelettrico rivelando la natura quantizzata (cioè discontinua) della luce; viene formulata la teoria della relatività speciale.

È difficile giustificare queste performance solo sulla base della storia precedente: certo hanno contribuito gli intensi studi solitari; i dialoghi con alcuni amici; la tranquillità dell’ufficio bernese. Tutto questo non è però ancora sufficiente.

Per sintetizzare quanto è accaduto in quei mesi non c’è termine migliore di “genio”, con tutto il carico di suggestioni e di mistero che racchiude. La genialità è un dono dato a qualcuno perché riesca a vedere quello che altri avevano sotto gli occhi ma non hanno visto; ad esprimere quello che molti percepiscono ma non sanno articolare; a sondare la realtà ad una profondità irraggiungibile ai più.

È innegabile che Einstein abbia ricevuto tale dono e la sua vicenda aiuta a cogliere il valore e il fascino che la scienza può avere per tutti, andando ben al di la dei puri aspetti scientifici. Anche perché, se è vero che la genialità non è riproducibile “su ordinazione”, tutti possiamo imparare qualcosa da una testimonianza così. Il genio all’opera diventa allora un punto di riferimento per chiunque voglia “mettersi all’opera”.

Mario Gargantini