Una nuova parola d’ordine sta dominando il panorama scolastico in questo inizio di millennio: è il termine, ovviamente inglese, e-Learning. Come buona parte delle espressioni relative alle nuove tecnologie, anch’essa nata in ambito aziendale, dove sta ad indicare le tecniche di formazione e addestramento a distanza realizzate con i nuovi strumenti informatici e in particolare con Internet.
Molte università, sia per desiderio di innovazione, sia per la speranza di arginere i problemi del sovraffollamento, hanno assunto il modello e-learning come base per sviluppare una serie di iniziative pilota, tra i quali si possono citare, a titolo di esempio: il Progetto DiVa dell’Università di Napoli, per la distribuzione di documenti digitale audio e video; il progetto WWW&Over dell’Università di Trento, per la didattica a distanza; il progetto ConForT di Tecnopolis (Bari), per la produzione e l’erogazioni di corsi a distanza. Nel mondo non mancano i casi di studenti che frequentano via web l’intero corso di studi universitari, fino ad ottenete la laurea: il sito più famoso è quello della Athabasca University di Edmont (Canada), finanziato dai governi centrale e locale, dove si può trovare una selezione dei migliori corsi universitari del mondo (www.athabascau.ca).
Nelle scuole per ora questa metodologia ha raggiunto soltanto alcune punte avanzate (tecnologicamente) dell’istruzione americana; sempre in Canada, alla Open learning Agency di Vancouver, ci sono corsi on line per bambini dei kinderganden (scuola materna) e corsi per l’insegnamento di base (fino a 12 anni) nelle province più a nord del Paese (www.ola.bc.ca). In Italia, sperimentazioni sono state avviate nell’ambito del progetto Netform, varato dal Ministero in collaborazione col Cnr-Itd di Genova e affidato in gestione alla scuola media statale Don Dilani di San Giorgio di Mantova (www.netform.org).
Fortunatamente, l’Unione Europea ha voluto ampliare
l’accezione del termine e, col Piano di azione e-learning (adottato dalla
Commissione Europea il 28 marzo 2001), ha avviato un ampio programma di
iniziative che dovrebbero disegnare “l’istruzione di domani”. Il Piano (v.
riquadro), come viene delineato dalla relazione del
rapporteur Mario Mauro presentata a Strasburgo
a fine maggio e approvata a grande maggioranza, individua quattro principali linee
d’azione: le infrastrutture, la formazione, i servizi e contenuti multimediali
di qualità, il dialogo e la collaborazione a tutti i livelli. È tuttavia
esplicita la sottolineatura della priorità della formazione dei docenti i
quali, lungi dal lasciare il posto ai nuovi e potenti strumenti multimediali,
sono chiamati a riscoprire un ruolo ancor più determinante, assumendosi la
funzione di guida intelligente e di introduzione consapevole all’uso delle
tecnologie informatiche.
In questa prospettiva, intendiamo
suggerire una griglia di valutazione delle potenzialità educative
dell’Information and Communication Technology (ICT) unitamente alla
individuazione delle condizioni necessarie perché tali potenzialità si possano
esprimere, per poi tratteggiare le linee di una strategia che trasformi i progetti
di e-Learning in concrete
opportunità di e-ducating.
c) Siti web, Cd-Rom e prossimamente i potenti Dvd, a differenza dei libri di testo, consentono l’interazione con una grande varietà di contenuti; lo studente vede così ampliarsi le sue possibilità di rapporto con la realtà: la foto che accompagnava la pagina del libro di testo si trasforma in galleria di immagini, quando non in sequenze video; i brani citati in nota, possono moltiplicarsi a piacere; i casi esemplificati al termine di un capitolo di fisica, possono assumere una quantità di configurazioni diverse.
d) Anche sul versante della comunicazione gli strumenti
della ICT portano notevoli mutamenti. Si passa dalla comunicazione
bidirezionale docente-discente alla moltiplicazione dei canali di
comunicazione; il flusso delle informazioni che possono arricchire ed integrare
la proposta didattica proviene da una molteplicità di fonti; nello stesso tempo
la classe, costruendo la sua pagina web o attraverso la posta elettronica, può
diventare centro di diffusione di notizie e di esperienze diramate in tempo
reale in tutto il mondo. È il superamento, nella modalità virtuale, dei confini
della classe e dà origine ad un’esperienza
di comunicazione totale che, se ben guidata, può rivelarsi utile per la
formazione di una mentalità aperta e disponibile alle relazioni.
Diventa allora determinante l’attività di esplorazione, che
a volte viene descritta con la metafora della caccia (Information hunting), per indicarne il carattere avventuroso e
niente affatto scontato nei suoi risultati. Un’attività che si avvale di metodi
e strumenti della tradizionale ricerca bibliografica ma per la quale sono stati
sviluppati appositi software fino ad originare un nuovo settore
dell’informatica che va sotto la denominazione di Data mining.
Ciò può spingersi fino a far diventare l’esplorazione come
il nuovo paradigma della conoscenza, con conseguenze culturali notevoli (come
vedremo più avanti). Tuttavia, non può
essere sottovalutato il guadagno educativo derivante dalla necessità di
confrontarsi con una così ampia e mutevole mole di conoscenze: ne può derivare
una positivo esperienza di
rielaborazione e riorganizzazione continua dei contenuti, che implica una loro
valutazione critica. Anche la stessa esperienza di continua scelta, pur
subordinata a precise condizioni, può tradursi in fattore di crescita e di
maturazione della persona.
Anche qui, prima di vedere gli inevitabili risvolti negativi
di una simile prospettiva, non vanno trascurati i vantaggi di un approccio che
mette in primo piano il metodo, la capacità di impostare e risolvere problemi,
la qualità insomma dell’apprendimento rispetto alla quantità delle conoscenze .
Se ben sviluppato, l’approccio metodologico può determinare una capacità di affronto di argomenti nuovi,
sempre più necessaria in un mondo complesso e globalizzato, e può favorire
quella flessibilità della conoscenza che è sempre più richiesta anche da un
mercato del lavoro dinamico e in perenne evoluzione.
1) Focus sulla conoscenza. L’interazione uomo-macchina non può essere il fine ma
4)Focus sulla scelta. De Kerckhove (Telema, 12/98) ci prospetta un futuro dove la conoscenza non richiede presupposti (e quindi maestri…) e diventa facile come andare ad un supermercato: “Con Internet ci avviamo a sapere tutto senza aver dovuto imparare nulla: non dobbiamo far altro che collegarci alla rete". Ci si deve però chiedere se è proprio così. La semplice esperienza anche di un utente mediamente informatizzato, ci dimostra che aumenta a dismisura il numero di opzioni di fronte alle quale ci troviamo nel normale utilizzo delle ICT: ipertesti e multimedia offrono una molteplicità di linguaggi, percorsi, azioni; la navigazione in Internet è una continua scelta di link, pulsanti, icone.
Cercando di disegnare i tratti generali di un programma di azioni di e-learning, possiamo indicare due modelli e un insieme di azioni conseguenti.
Al modello debole seguiranno azioni di tipo top-down (dall’alto in basso), per lo più centralizzate e saldamente controllate dagli enti istituzionali: i Ministeri e vari organismi collegati (in Italia, ad esempio, il Cede, il Cnr-Itd di Genova ecc). L’attività sarà concentrata nella creazione di archivi (off/on line): materiali, contenuti, modelli, percorsi, corsi; tutti pre-confezionati, strutturati e pronti per l’uso.
Può essere utile in proposito, rifarsi ad un esempio che ha a che fare proprio con la nascita della tecnologia occidentale. Ci riferiamo al Medioevo Europeo, dove, secondo alcuni storici, vanno rintracciate le radici della società industriale moderna. Fatte le debite proporzioni, il Medioevo è stata un’epoca di grandi innovazioni tecniche, un’epoca in cui si sono attuate trasformazioni di ingente portata: basti pensare che sulle rovine di nazioni rase al suolo dai barbari sono nate intere civiltà, sono state realizzate le infrastrutture di un intero continente e sono sorte costruzioni che ancor oggi resistono e dominano il panorama di città piccole e grandi.
Da che cosa è dipesa questa esplosione di creatività tecnica, che ha permesso di passare dalla tabula rasa del 500-600 alle grandi cattedrali del XII e XIII secolo? La risposta è abbastanza semplice: c’era un contesto culturale, sociale ed umano adeguato per sviluppare questa grande creatività tecnologica.
C’erano, in sintesi, le tre condizioni essenziali per poter fare tecnologia:
¾ un movente, un obiettivo ben delineato e condiviso, riassumibile nell’impegno per l’edificazione della civiltà cristiana, in tutti i suoi aspetti, senza distinzioni e senza censure;
¾ dei luoghi, degli ambiti di vita, che hanno agito come fattori formativi e come luoghi fecondi di innovazione: dapprima le abbazie, poi la città con le botteghe, poi le università; anche questo ha un riscontro moderno, nella tendenza a concentrare lo sviluppo high tech in zone ben identificate, veri e propri “incubatori” tecnologici: si pensi alla Silicon Valley o alle varie “tecnopoli”;
¾ la disponibilità di maestri che incontrava e alimentava una inesauribile volontà di apprendere; anche qui si può trovare un interessante riferimento attuale nei modelli economici che descrivono le aziende come “learning organization” e parlano di “knowledge economy”, cioè economia basata sulla conoscenza.
Insegnanti ed educatori sono allora chiamati a ricostruire
l’esperienza di gusto dell’innovazione che c’era nelle abbazie, nelle botteghe
e nelle università medievali: dove il giovane vedeva il maestro in azione
e dove il maestro trasmetteva il suo modo di rapportarsi alla tecnica. Quindi,
prima di decidere se insegnare le ICT o insegnare con le ICT, si tratta di comunicare sé nel rapporto con questo brano
di realtà che sono le ICT e che di fatto fanno parte ormai della nostra
esperienza.
Mario Gargantini
Nota
Il testo riprende i contenuti dell’intervento svolto dall’autore alla Audizione Pubblica del Gruppo di Lavoro "D", tenutasi il 2 Maggio 2001 presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, con la partecipazione di Viviane Reding, commissario europeo per l'Educazione e la Cultura, dell' on. xxxxx Fiori, responsabile Ppe per la Cultura, di M. Carlos Costa Neves, rapporteur del Bilancio dell'Unione Europea per l'esercizio 2002, di Ulf Lundin, Presidente di "European School Network", di Mourad Mankarios, Vice Presidente Hrm Philips e dell'on. Mario Mauro, rapporteur per e-Learning.